Giornale




Parigi-Roubaix, un inferno di leggenda

30 maggio 2016

Sono due imprenditori del tessile, Vienne e Perez, che nel 1895 realizzano il velodromo della loro Roubaix. Siamo nella Francia di confine, a Nord, ad un passo dal Belgio. Zona di carbone e di strade in pavè, un inferno che diventerà leggenda ciclistica appena l'anno dopo. E' infatti, il 19 aprile del 1896 che il duo propone una corsa in linea con arrivo nel velodromo, capace di attirare gran pubblico. Nasce la Paris-Roubaix, per fortuna in un giorno di sole perchè la pioggia avrebbe potuto già seppellire l'idea al suo primo vagito. Vincerà Fisher perchè il favorito Garin è coinvolto in una caduta e può rimontare solo fino al terzo posto; il "piccolo spazzacamino" si rifarà nei due anni successivi e, come è noto, sarà il primo vincitore del Tour (1903).
Circa la straordinaria storia della Roubaix dedichiamo un estratto all'edizione 1981, vinta da un grande di Francia e della storia ciclistica tutta: Bernard Hinault.
La corsa del pavè, tutta in terra di Francia, è tipicamente fiamminga nella concezione. Dopo le prime edizioni, più o meno autarchiche ovunque, il suo albo d'oro si comincia a riempire di nomi belgi. Prima di quel 1981 e di Hinault, l'ultimo vincitore francese è stato Luison Bobet nel 1956; un quarto di secolo, tanta roba per la corsa-monumento per eccellenza. Il Bretone non la ama e non lo nasconde certo; la giudica fuori dal tempo, asfalterebbe tutti quei lastricati che congiungono i depositi di letame della campagna attorno Roubaix. E si sente inadatto, coi suoi soli 66 kg di peso-forma: troppo leggero per quei sobbalzi. Ma al suo formidabile palmares manca e quello diventa l'anno buono. C'è Moser che ha vinto le 3 edizioni precedenti ma viene da un'annata in flessione, c'è De Vlaeminck, ormai definito "Monsieur Roubaix" perchè ne ha già collezionate 4, una precedendo Merckx! Ma quell'anno Hinault, in maglia iridata, l'ha preparata con la sua proverbiale determinazione, la corre costantemente in testa, reagisce con prontezza agli imprevisti e alla fine si presenta alla volata nel velodromo con il gruppetto degli eletti, 6 in tutto; si impone netto su De Vlaeminck e Moser, ovvero il podio più nobile possibile.
Appena scende di bici, attorniato da feste indicibili e da uno stuolo di giornalisti entusiasti, lascia ai posteri questa sentenza: "Vous ne me ferez pas renier ce que j'ai deja dit à propos de Paris-Roubaix... c'est una connerie (una cazzata)!"
Giancarlo Brocci


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