Giornale




La Gente de L'Eroica di Gaiole

15 marzo 2016

Testo e Foto di James Startt Per gentile concessione del nostro sponsor Giro Sport Design

Pensavo si trattasse di biciclette vecchie e baffi a manubrio. Ma ho sbagliato, eccome! Non mi ricordo bene le prime immagini che ho visto de L’Eroica. Sembrava divertente ma sembrava anche una grande fatica oltre a restaurare una bicicletta storica da corsa e trovare la maglia di lana adatta. E si, sembrava tanto lavoro per pedalare su una bici che comunque andava molto più lenta di quelle di  oggi. Ci ho pensato a lungo; infatti è stato solo nell’ultimo anno che sono tornato ad apprezzare le qualità dell’acciaio. Avevo cominciato a notare la mancanza delle linee eleganti ed i colori immacolati della mia bici Eddy Merckx degli anni ‘90. E quando ho visto un modello simile su Ebay per 200 euro non ho esitato. Di conseguenza, non consideravo L’Eroica più come un evento perso nel tempo ma come un evento senza tempo. E quando due amici, Dominique Rollin e Kevin Reza — entrambi ciclisti professionisti – hanno parlato bene della loro partecipazione l’anno scorso, ho capito che dovevo affrontare il viaggio! Ero tentato di portare la mia bici ma volevo anche documentare l’evento e, in particolar modo, i partecipanti. Arrivando sabato, ho capito che avevo preso la decisione giusta. Gaiole in Chianti, la città che ospita l’evento, era piena di gente da tutto il mondo, vestita nei colori della loro storica squadra del cuore. Lo spirito di Woodstock era nell’aria in questo piccolo paesino trasformato da un festival internazionale. Chianti—il vino italiano conosciuto in tutto il mondo—era un partner evidente e il vino rosso scorreva generosamente nei locali ed anche negli appositi stand realizzati per l’occasione. Pensavo alle vecchie immagini in bianco e nero del Tour de France con i ciclisti seduti sotto un albero o lungo un ruscello per fare un improvvisato picnic durante una pausa dalla gara. All’epoca lo sport era più spontaneo e una gara di ciclismo non era lontana dall’idea di un ‘dejeuner sur l’herbe’. Era facile capire le motivazioni de L’Eroica: la ricerca di tornare all’essenza del nostro sport. L’atmosfera era un po’ più sobria all’indomani, grazie alla pioggia che ha salutato i ciclisti alla partenza. Ma gli umori delle migliaia di partecipanti sono rimasti visibilmente positivi mentre si preparavano ad affrontare l’impresa, vestiti in pieno stile vintage. Tanti hanno indossato le pesanti maglie di lana, mentre altri hanno creato uno stile del tutto personalizzato. Poco dopo la partenza degli ultimi partecipanti, ho installato il mio studio improvvisato appena dopo l’arrivo. E man mano che arrivavano i primi partecipanti ho fotografato quelli che riuscivo a prendere al volo. Gli abbiamo fatto sempre le stesse domande. Quando sei nato? Di dove sei? Cosa fai nella vita? Perché L’Eroica? Ma le risposte erano varie quanto le persone che rispondevano. Ho conosciuto persone dalla vicina Firenze e dal lontano Est del mondo. E ho incontrato persone da tanti posti in mezzo. Ho incontrato ingegneri e medici, studenti, meccanici e madri. Ognuno aveva la sua motivazione per pedalare L’Eroica. Qualcuno lo prendeva molto sul serio, altri erano più contenti di radunarsi con gli amici. Qualcuno si era preparato seriamente, altri per niente. Ma quello che mi è rimasto impresso sono i sorrisi. Neanche uno di loro sembrava aver passato una brutta giornata. Praticamente tutti quelli con cui ho parlato, speravano di tornare e lo spero anche io. Solo che, l’anno prossimo, spero di portare la bici! 


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