Giornale




Fiorenzo Magni, il Leone delle Fiandre

30 maggio 2016

Come collocazione stagionale il Giro delle Fiandre, sempre ad inizio aprile, è la prima delle Classiche del Nord, anche se nacque con qualche ritardo (1913) rispetto alle altre "Corse Monumento". Generata dalla passione del solito giornalista e dall'interesse del suo giornale locale, la Ronde van Vlaanderen si è contraddistinta per le sue stradine strette ed i muri in pavè. Gara speciale, atipica, adatta a corridori veloci ma di fondo e di fatica, vide prevalere per lunghissimo tempo i veltri belgi. Solo nel '23 lo svizzero Henri Suter aveva interrotto l'egemonia locale e fino al 1948, sul podio dell'unica corsa che si disputò sempre anche durante la Seconda Guerra Mondiale, ci erano finiti soltanto l'olandese Bogaert (secondo nel 31 alle spalle di Gyssels)) ed i francesi F. Pellissier (terzo nel 22) e Thietard (secondo nel 46 dietro Van Steembergen). Un'egemonia impressionante, una corsa fiamminga disegnata su misura per quel modo di interpretare il ciclismo. Ma nel 1949 arrivò Fiorenzo Magni; da noi era il Terzo Uomo, compresso nel dualismo formidabile tra Bartali e Coppi. Aveva provato il Fiandre nel 48 ma gli era andata male, con una rottura di forcella a toglierlo di mezzo. Tant'è che nel 49 la "Wilier" non lo appoggiò: "Se vuoi andare devi farlo a tue spese". Magni si prese il fido Tino Ausenda per compagnia e gregario e salì da Milano sul treno per Gand. Capitarono in un alberghetto il cui titolare il Fiandre l'aveva corso e furono trattati benissimo. "Strade impossibili, altissimo il rischio di forature e cadute. Inoltre - racconterà Fiorenzo - non avevamo nessuno a darci rifornimento ed assistenza meccanica. Mi presentai alla partenza con maglia rigonfia di panini e borracce. Un amico dell'albergatore mi aveva garantito che a 80 km dall'arrivo, in un punto prestabilito, mi avrebbe passato una borraccia di the caldo ben zuccherato". La corsa? "Partii benissimo e non era facile star davanti con 225 corridori. A metà corsa ero in testa in un plotone ristretto; poi, attaccando in un tratto di pavè, rimasi solo. I cerchioni di legno e le gomme pesanti mi aiutarono molto; a 15 km dall'arrivo venni raggiunto da una quindicina ma non mi persi d'animo e studiai il modo di aggiudicarmi la volata. L'ultimo rettilineo, a Watteren, era in pavè ed in leggera salita: col 47x15, mentre gli altri si piantavano, riuscii a rimontarli tutti. I premi in Belgio erano davvero ricchi - commentò Magni - tornammo in Italia, io ed Ausenda, con 600 mila lire a testa in tasca". Magni sarà capace di ripetersi anche nel 50 e nel 51, ed ancora oggi è l'unico ad avere vinto il Fiandre tre volte di seguito.

Giancarlo Brocci -



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